La collana di Maria Antonietta. La fake news che cambiò la storia

La conoscete la vicenda della collana di Maria Antonietta?

Esistono oggetti che cambiano il corso della storia.

Maria Antonietta non acquistò quella collana. Non la indossò mai ma, in un certo senso, contribuì comunque a farla salire sul patibolo.

Ancora oggi porta il suo nome.

Tutto ebbe inizio alla corte di Luigi XV, quando il re incaricò due celebri gioiellieri di creare una collana di diamanti straordinaria, destinata alla sua favorita, Madame du Barry. Il monile avrebbe dovuto essere uno dei più preziosi mai realizzati, ma Luigi XV morì prima che fosse consegnato.

I gioiellieri, che avevano investito una fortuna nella sua realizzazione, si ritrovarono con un capolavoro impossibile da vendere e iniziarono una disperata ricerca di un acquirente.

La proposero così a Maria Antonietta, ormai regina di Francia accanto a Luigi XVI.

Lei rifiutò.

Secondo la tradizione avrebbe risposto che il regno aveva più bisogno di navi da guerra che di una collana tanto costosa.

Fu proprio quel rifiuto a rendere possibile una delle più celebri truffe della storia.

I protagonisti furono Jeanne e Nicolas de La Motte, marito e moglie, due avventurieri senza scrupoli che riuscirono a convincere il cardinale Louis de Rohan che la regina desiderasse acquistare segretamente la collana.

Per riuscirci misero in scena un inganno degno di un romanzo.

False lettere attribuite alla sovrana, una sosia di Maria Antonietta, incontri notturni nei giardini di Versailles e un cardinale disposto a tutto pur di riconquistare il favore della regina.

Sul fondo della vicenda compare anche una delle figure più enigmatiche del Settecento: Cagliostro. Amico del cardinale, venne coinvolto nelle indagini e arrestato, ma fu successivamente assolto perché non venne mai trovata alcuna prova del suo coinvolgimento nella truffa.

Una storia talmente incredibile da aver ispirato anche Alexandre Dumas, che le dedicò il romanzo La collana della regina.

Ma il vero colpo di scena arrivò dopo.

Maria Antonietta era completamente estranea all'inganno.

Non aveva ordinato la collana.

Non l'aveva acquistata.

Non l'aveva mai indossata.

Eppure lo scandalo esplose ugualmente.

Il processo dichiarò innocente la regina, mentre i conti de La Motte furono riconosciuti colpevoli. Jeanne de La Motte venne condannata a essere frustata, marchiata con la lettera "V", iniziale di Voleuse (ladra), e rinchiusa in prigione. Riuscì però a evadere travestita da uomo e a rifugiarsi in Inghilterra. Il marito, invece, era già riuscito a fuggire oltre Manica.

Il cardinale de Rohan venne assolto dall'accusa di frode, ma Luigi XVI non gli perdonò l'enorme imbarazzo arrecato alla monarchia ed egli fu allontanato dalla corte.

I gioiellieri riuscirono a recuperare solo una parte del denaro investito.

E la collana?

Fu smontata. I diamanti vennero venduti separatamente, con ogni probabilità in Inghilterra, dove il conte de La Motte li aveva fatti arrivare.

La collana scomparve.

Lo scandalo, invece, rimase.

Molti storici ritengono che questo episodio contribuì ad alimentare il malcontento nei confronti della monarchia in un momento già estremamente delicato. Maria Antonietta aveva ottenuto l'assoluzione, ma agli occhi dell'opinione pubblica era ormai diventata il simbolo del lusso e dello spreco. La verità processuale non bastò a cancellare ciò che milioni di persone erano ormai disposte a credere.

Ed è forse questo l'aspetto più affascinante dell'intera vicenda.

Non tanto la collana.

Non la truffa.

Ma il potere di una storia.

Maria Antonietta non commissionò quel gioiello. Lo rifiutò. Non lo indossò mai. Eppure, ancora oggi, quella collana porta il suo nome.

A volte la storia non viene scritta soltanto dai fatti.

Basta una menzogna raccontata abbastanza bene perché finisca per diventare più famosa della verità.

Ogni volta che penso a questa vicenda mi colpisce un dettaglio: la collana è andata perduta, così come i diamanti, e i veri protagonisti sono morti da secoli. Eppure la menzogna è sopravvissuta a tutti loro.

Una storia carica di mistero. Del resto, quando un oggetto di immenso valore scompare nel nulla, è quasi inevitabile che la fantasia inizi a colmare i vuoti lasciati dalla storia. È proprio questo che affascina chi, come me, ama inseguire leggende, aneddoti e vicende dimenticate alla ricerca di nuove ispirazioni. Non sorprende, quindi, che la collana abbia ispirato anche Maurice Leblanc, che la rese protagonista del racconto Arsenio Lupin e la collana della regina. E io non ho resistito alla tentazione di inserirlo nel mio libro Il Grimorio maledetto.

Questa è una storia vecchia di oltre due secoli e, forse proprio per questo, è sorprendentemente attuale. Ci ricorda quanto possa essere pericolosa una menzogna raccontata nel modo giusto e quanto spesso siamo portati a credere non a ciò che è vero, ma a ciò che conferma le nostre convinzioni. Quando una storia si adatta ai nostri pregiudizi o alle nostre paure, i fatti, da soli, raramente bastano a smentirla. Anzi, la verità finisce spesso per apparire troppo semplice, troppo ordinaria, mentre la menzogna, più affascinante e ricca di mistero, continua a esercitare il suo irresistibile potere.

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