Mulino Spreti del Passetto. Un re caduto in rovina
Lungo l'argine del Reno c'è un vecchietto, emaciato e scheletrico, arroccato sulla sua stampella che con occhi lattiginosi guarda il fiume, verso quell'accqua che un tempo gli dava la forza, lavoro, e vita. È seduto su una sedia impagliata ormai sfondata, le mani nodose appoggiate al bastone. La barba ispida e bianca, i fini capelli a tremolargli in testa, sotto a un cappello di panno ormai logoro. Indossa una giacca di velluto consunto e una camicia di flanella in cui gli scacchi si confondono con i buchi. Aspetta lì, che il tempo consumi anche gli ultimi istanti della sua esistenza. Non lo si incontra per caso. Bisogna volerlo cercare. Si lascia la strada asfaltata, si imbocca l'argine del Reno e, poco alla volta, il rumore del mondo si allontana. Restano il vento, l'erba alta e il silenzio. Nessuno passando di lì penserebbe di essere al cospetto del più vecchio edificio di Alfonsine: il Mulino Spreti del Passetto, conosciuto anche come "Vecchio Chiavicone...


