Quella sera in cui ho incontrato Rebecca
Per anni ho pensato che non avrei mai scritto un giallo. Li ho sempre amati come lettrice, ma scriverli mi sembrava un'impresa impossibile. Trame articolate da incastrare alla perfezione, indizi da mostrare senza farli vedere. Suspense, Sottotrame. Personaggi credibili da tenere in equilibrio fino all'ultima pagina. E poi scene dure, crude, a volte persino paurose. Scrivere di persone che hanno commesso crimini. Insomma, troppo difficile, e così non ci ho mai provato. Poi, una sera, Rebecca mi si è spammata in testa. All'improvviso. Ricordo persino dov'ero: in camera da letto, vicino all'armadio, con una pila di vestiti in mano da mettere in lavatrice. Sono rimasta pietrificata. Direi quasi folgorata. L'ho vista di spalle. Bellissima. Capelli biondi che le cadevano fluenti sulle spalle. Un cappotto bordeaux. Un paio di tronchetti con piccole catenelle che tintinnavano mentre camminava. L'ho vista entrare in un bar, raggiungere un uomo seduto su uno sg...




