Quella sera in cui ho incontrato Rebecca
Per anni ho pensato che non avrei mai scritto un giallo.
Li ho sempre amati come lettrice, ma scriverli mi sembrava un'impresa impossibile.
Trame articolate da incastrare alla perfezione, indizi da mostrare senza farli vedere. Suspense, Sottotrame. Personaggi credibili da tenere in equilibrio fino all'ultima pagina. E poi scene dure, crude, a volte persino paurose. Scrivere di persone che hanno commesso crimini.
Insomma, troppo difficile, e così non ci ho mai provato.
Poi, una sera, Rebecca mi si è spammata in testa.
All'improvviso.
Ricordo persino dov'ero: in camera da letto, vicino all'armadio, con una pila di vestiti in mano da mettere in lavatrice.
Sono rimasta pietrificata. Direi quasi folgorata.
L'ho vista di spalle.
Bellissima.
Capelli biondi che le cadevano fluenti sulle spalle. Un cappotto bordeaux. Un paio di tronchetti con piccole catenelle che tintinnavano mentre camminava.
L'ho vista entrare in un bar, raggiungere un uomo seduto su uno sgabello e chiedergli... anzi, imporgli... di riesumare una salma.
Boom.
Nella testa mi si sono accese un sacco di domande.
Chi è questa donna?
Perché chiede a quell'uomo una cosa del genere?
Di chi è quella salma? Chi è quell'uomo?
E perché lei, così bella ed elegante, parla come uno scaricatore di porto?
Sì, già in quella prima apparizione mi ha mostrato tutto il suo bel caratterino.
Io sono il mare è nato così. Rispondendo, una dopo l'altra, a tutte le domande che via via sbocciavano come pop-up.
Nel primo capitolo di quel libro, Rebecca si presenta proprio così: cappotto bordeaux, capelli fluenti e tronchetti ai piedi con catenelle tintinnanti. E l'incontro con Salesi (capitolo 3) è esattamente la scena che ho visto quella sera di tanti anni fa, quando ancora non credevo di essere in grado di scrivere un giallo. Ora, grazie a lei, non riesco a concepire altro.
È come se Rebecca mi avesse cercata per raccontare la sua storia.
Tutto è nato da lei.
Questa donna bellissima, forte e tormentata, che in comune con me ha solo l'avversione per il cucinare e la passione per il vino.
In un certo senso, non sono io ad avere inventato Rebecca, ma è lei ad avere fatto di me un'autrice di gialli.


Commenti
Posta un commento