Il Ragno d'Oro: la leggenda della città perduta nelle Valli di Comacchio

Ci sono luoghi in cui il confine tra storia e leggenda sembra sottile quanto una lingua di terra sospesa sull'acqua.

Le Valli di Comacchio sono uno di questi.

Acqua, canneti, nebbie, terre emerse, nere e cupe, che compongono un paesaggio che nei secoli ha cambiato forma innumerevoli volte e che ancora oggi sembra custodire segreti, misteri e tesori sotto la placida superficie.

Tra queste acque, molti secoli fa, sorgeva Spina, una delle più importanti città etrusche dell'Adriatico, un porto attraverso il quale transitavano uomini, merci e ricchezze provenienti dal Mediterraneo. I ritrovamenti archeologici raccontano i suoi rapporti privilegiati con il mondo greco e restituiscono l'immagine di un centro prospero e cosmopolita. Dalle sue necropoli sono emerse migliaia di sepolture e straordinari vasi attici, oggetti in bronzo e preziosi. 

Poi Spina scomparve.

Per secoli se ne persero le tracce, finché agli inizi del Novecento le bonifiche delle Valli di Comacchio riportarono alla luce le testimonianze della città e delle sue necropoli. Oggi gli scavi continuano ancora e una ricostruzione dell'antico abitato, realizzata attraverso l'archeologia sperimentale, permette di immaginare le case di legno, canne e argilla affacciate su vie e canali.

Ma dove la storia tace o diventa difficile da ricordare, spesso comincia la leggenda, e quella nata intorno alla scomparsa di Spina è una delle più affascinanti della nostra terra.

Si racconta che Spina fosse una città ricchissima e potente. Bellissima, pacifica e inespugnabile, protetta da un Ragno d'Oro: un talismano magico posto sulla porta d'ingresso della città.

La magnificenza di Spina era tale che scatenò persino l'invidia del mare che provò più volte di invaderla, ma il Ragno riuscì sempre a respingerlo.

Tuttavia, il mare non si arrese e, dopo giorni di furibonde tempeste riuscì ad aprire una breccia.

Le acque divennero sempre più violente e il Ragno comprese che non sarebbe riuscito a proteggere Spina ancora a lungo, ma non lasciò che il mare la conquistasse, e in un ultimo gesto estremo, la nascose.

Spina sprofondò nella palude, insieme ai suoi abitanti e ai suoi infiniti tesori. Sottratta per sempre alla furia delle acque.

Ed è ancora che, secondo la leggenda, Spina vive ancora.

Le leggende raramente nascono dal nulla, ed è proprio questo che più mi affascina e mi incuriosisce.

Il territorio del Delta è stato modellato per secoli dall'incontro e dallo scontro tra terra e acqua. Il Po, il mare, le lagune, le paludi, l'avanzamento e l'arretramento della costa e infine le grandi opere di bonifica hanno continuamente ridisegnato il paesaggio.

È facile allora immaginare come la memoria di un'antica città scomparsa possa essersi trasformata nel racconto di un mare che tenta di impossessarsene.

E il Ragno?

Una delle interpretazioni proposte lo lega proprio alla bonifica: il suo oro sarebbe quello del grano coltivato sulle terre strappate alle acque. Non una certezza sull'origine della leggenda, quindi, ma una lettura simbolica particolarmente suggestiva.

C'è poi un dettaglio curioso.

A Longastrino il ragno compare anche nell'iconografia locale: lo stemma posto sul campanile della chiesa mostra l'animale al centro della propria tela, sospeso sopra il paesaggio d'acqua e di terra.

Non basta, naturalmente, per affermare che quello stemma derivi direttamente dalla leggenda del Ragno d'Oro. Ma è difficile non rimanere affascinati da questa suggestiva coincidenza.

La leggenda, infatti, era conosciuta nell'area compresa tra Longastrino, Alfonsine e Comacchio e veniva chiamata in dialetto “E ragn d'or dla zité antiga”, il Ragno d'Oro dell'antica città.

Non esiste una città intatta addormentata sotto l'acqua e protetta da una ragnatela magica come dice la leggenda, ma Spina è davvero ancora là.

Dopo secoli di oblio, la terra e l'acqua hanno iniziato a restituire i resti di questa antica città. Necropoli, case, oggetti e frammenti di vita degli uomini e delle donne che l'hanno abitata.

Forse è proprio questo che rende tanto affascinante la leggenda del Ragno d'Oro.

Nasce in una terra in cui ciò che l'acqua inghiotte può davvero tornare alla luce.

E, quando la nebbia scende sulle Valli e cancella il confine tra acqua e cielo, non è poi così difficile immaginare che Spina sia ancora lì, con tutti i suoi tesori.

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